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meteoweb.eu
28 agosto 2016
Filomena Fotia

 

In attesa di terremoti peggiori, emergono responsabilità per gli errori del passato e arrivano indicazioni per una ricostruzione che possa, finalmente, mettere in sicurezza i territori a rischio sismico. Gli esperti interpellati dall’Adnkronos, dall’Ingv agli architetti, fino al responsabile giapponese della LowFat Structures, società attiva nel campo della progettazione e della ristrutturazione di edifici anti-sismici, analizzano le cause della devastazione del terremoto del centro Italia, i rischi che andranno fronteggiati e le strade da percorrere per prevenirli.

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GLI ARCHITETTI – In Italia “manca la cultura della manutenzione che sarebbe invece ragionevole e di buon senso“. E’ la denuncia dell’architetto Walter Baricchi del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cna), interpellato dall’Adnkronos in veste di coordinatore del dipartimento Cooperazione, solidarietà e Protezione civile del Cna. L’esperto sottolinea come la scarsa attenzione, la mancanza di investimenti per la messa in sicurezza di edifici pubblici e privati è emersa in tutta la sua drammaticità, come già in passato, anche in occasione del sisma del 24 agosto. Baricchi venerdì si è incontrato a Rieti con altri professionisti (ingegneri, geologi, geometri) che collaborano con la Protezione civile e sono pronti a effettuare le verifiche tecniche sull’agibilità degli edifici colpiti dal sisma del 24 agosto. ”Ieri abbiamo avuto un primo briefing nazionale per iniziare a convergere su un approccio coordinato – racconta l’architetto – siamo in pre-allarme ma finché non si insedia il Dicomac, la struttura della Protezione civile, non possiamo partire”. ”E’ importante affrontare certi temi con approcci non qualunquistici – risponde Baricchi – la riqualificazione deve tenere presente il tessuto edilizio dei centri storici che va valutato caso per caso. E’ chiaro che se un edifico crolla o ci troviamo di fronte ad ambiti urbani non qualificati si può intervenire in vari modi. Penso che non si debba passare da un estremo all’altro, c’è chi vorrebbe abbattere perfino i monumenti e chi vuole mettere vincoli ovunque“.

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Terremoto: gli esperti, tra emergenza e ricostruzione

L'allarme dell'Ingv, le indicazioni degli architetti, il modello giapponese

AdnKronos
28 agosto 2016

In attesa di terremoti peggiori, emergono responsabilità per gli errori del passato e arrivano indicazioni per una ricostruzione che possa, finalmente, mettere in sicurezza i territori a rischio sismico. Gli esperti interpellati dall'Adnkronos, dall'Ingv agli architetti, fino al responsabile giapponese della LowFat Structures, società attiva nel campo della progettazione e della ristrutturazione di edifici anti-sismici, analizzano le cause della devastazione del sisma del centro Italia, i rischi che andranno fronteggiati e le strade da percorrere per prevenirli. 

I GEOLOGI - In Italia i geologi si aspettano terremoti con energia 30 volte più forte di quello di Amatrice. Non si può

 sapere quando, né dove di preciso, ma di sicuro avverranno. L'allarme arriva dal sismologo Antonio Piersanti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. "I terremoti degli ultimi anni hanno portato in sé delle grandi tragedie, con un elevato numero di vittime, ma purtroppo la Terra ci sta dando degli avvertimenti - rimarca Piersanti all'Adnkronos - perché in Italia avverranno dei terremoti più forti di questo. Abbiamo la certezza che arriveranno a magnitudo 7, che equivale a un fattore + 30 di energia liberata rispetto a una magnitudo 6.0 come quello di Amatrice".

I sismi che sono attesi "saranno, per intensità simili a quello dell'Irpinia nel 1980, al sisma di Messina e Reggio Calabria nel 1908" spiega ancora Piersanti che, a fronte di queste evenienze, lancia un monito "bisogna essere preparati adeguatamente in termini di qualità dell'edificato".

In Italia, del resto, si perde facilmente la memoria. "Il fatto che dal terremoto dell'Irpinia del 1980 a quello di Colfiorito del 1997, non ci sono stati sismi molto forti - aggiunge - se da una parte è stata una fortuna, dall'altra ha fatto sì che si sia persa la memoria in un momento in cui l'economia italiana cresceva molto e si facevano investimenti. Dal 1997 invece i terremoti di una certa intensità si sono ripetuti con una maggior frequenza, nel 2002 San Giuliano di Puglia, nel 2009 L'Aquila, nel 2012 l'Emilia Romagna e quest'anno il terremoto di Amatrice. 

GLI ARCHITETTI - In Italia "manca la cultura della manutenzione che sarebbe invece ragionevole e di buon senso". E' la denuncia dell'architetto Walter Baricchi del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cna), interpellato dall'Adnkronos in veste di coordinatore del dipartimento Cooperazione, solidarietà e Protezione civile del Cna. L'esperto sottolinea come la scarsa attenzione, la mancanza di investimenti per la messa in sicurezza di edifici pubblici e privati è emersa in tutta la sua drammaticità, come già in passato, anche in occasione del sisma del 24 agosto.

Baricchi venerdì si è incontrato a Rieti con altri professionisti (ingegneri, geologi, geometri) che collaborano con la Protezione civile e sono pronti a effettuare le verifiche tecniche sull'agibilità degli edifici colpiti dal sisma del 24 agosto. ''Ieri abbiamo avuto un primo briefing nazionale per iniziare a convergere su un approccio coordinato - racconta l'architetto - siamo in pre-allarme ma finché non si insedia il Dicomac, la struttura della Protezione civile, non possiamo partire''.

''E' importante affrontare certi temi con approcci non qualunquistici - risponde Baricchi - la riqualificazione deve tenere presente il tessuto edilizio dei centri storici che va valutato caso per caso. E' chiaro che se un edifico crolla o ci troviamo di fronte ad ambiti urbani non qualificati si può intervenire in vari modi. Penso che non si debba passare da un estremo all'altro, c'è chi vorrebbe abbattere perfino i monumenti e chi vuole mettere vincoli ovunque". 

L'ESPERTO GIAPPONESE - L'Italia deve capire che ''edifici costruiti con sassi e mattoni non possono resistere in alcun modo alle enormi forze generate da un terremoto'': costruzioni del genere si possono proteggere ''solo adottando una struttura che isola l'edificio al livello delle fondazioni" ma che è una soluzione molto costosa, improponibile per semplici abitazioni, evidenzia Taro Yokoyama, professore associato alla Shibaura Institute of Technology e responsabile della LowFat Structures, società attiva nel campo della progettazione e della ristrutturazione di edifici anti-sismici, sintetizzando, in un colloquio con l'Adnkronos, il dilemma legato alla protezione del patrimonio architettonico ma soprattutto delle vite umane nelle aree più sismiche del nostro paese.

Yokoyama sottolinea come la filosofia che guida la progettazione di nuovi edifici in Giappone sia 'flessibile', ovvero quella di adottare le soluzioni costruttive e di scegliere i materiali in base al tipo di edificio da realizzare: ''In Giappone - spiega - abbiamo l'E-Defense, un laboratorio per simulare sui vari livelli di intensità la resistenza di edifici costruiti in scala reale nei vari materiali, dal legno al cemento armato, e dimensionare la progettazione in base ai risultati ottenuti. Non c'è un materiale più sicuro di altri: l'importante è che la struttura e l'altezza dell'edificio si adattino ai materiali prescelti''.

Tuttavia, ammette Yokoyama, ''le metodologie giapponesi possono essere adottate solo per le nuove costruzioni. Per quelle più antiche, di valore storico e culturale, non abbiamo uno standard: nei casi più rilevanti ricorriamo alla struttura di isolamento per ridurre l'impatto dei terremoti''. Per gli interventi sul patrimonio abitativo italiano, l'esperto giapponese ha una indicazione preziosa: ''L'importante è rafforzare le divisioni verticali in maniera adeguata in caso di ristrutturazione. In particolare per le abitazioni più basse la resistenza ai terremoti è determinata dal comportamento dei muri''.

 

Terremoto: architetti (Cna), manca cultura manutenzione in Italia

Abbattere o preservare? No a qualunquismi, valutare tessuto edilizio caso per caso

AdnKronos
27 agosto 2016

 

 

In Italia "manca la cultura della manutenzione che sarebbe invece ragionevole e di buon senso". E' la denuncia dell'architetto Walter Baricchi del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cna),  interpellato dall'Adnkronos in veste di coordinatore del dipartimento  Cooperazione, solidarietà e Protezione civile del Cna. L'esperto sottolinea come la scarsa attenzione, la mancanza di investimenti per la messa in sicurezza di edifici pubblici e privati è emersa in tutta la sua drammaticità, come già in passato, anche in occasione del sisma del 24 agosto.     

Baricchi venerdì si è incontrato a Rieti con altri professionisti  (ingegneri, geologi, geometri) che collaborano con la Protezione  civile e sono pronti a effettuare le verifiche tecniche sull'agibilità degli edifici colpiti dal sisma del 24 agosto.     

''Ieri abbiamo avuto un primo briefing nazionale per iniziare a convergere su un approccio coordinato - racconta l'architetto - siamo in pre-allarme ma finché non si insedia il Dicomac, la struttura della Protezione civile, non possiamo partire''. Ma un'altra questione che si pone in queste ore e nei  prossimi giorni riguarda quale potrebbe essere l'approccio da seguire  per la futura ricostruzione e più in generale nella riqualificazione  edilizia finalizzata alla prevenzione. Se è chiaro che il patrimonio storico e culturale va il più possibile preservato, in caso di abitazioni non di pregio ci si domanda se non sia opportuno e anche meno dispendioso buttare giù e ricostruire.      

''E' importante affrontare certi temi con approcci non qualunquistici  - risponde Baricchi - la riqualificazione deve tenere presente il tessuto edilizio dei centri storici che va valutato caso per caso. E'  chiaro che se un edifico crolla o ci troviamo di fronte ad ambiti  urbani non qualificati si può intervenire in vari modi. Penso che non si debba passare da un estremo all'altro, c'è chi vorrebbe abbattere perfino i monumenti e chi vuole mettere vincoli ovunque".      

"Personalmente - conclude Baricchi - penso che gli architetti abbiano le competenze necessarie per valutare i diversi contesti''.

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