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Progettare luoghi dove vivere e crescere, non periferie: spazi pubblici, edifici pubblici e privati, centri storici, ambiti di città consolidata sono tutte parti di un insieme metropolitano ed urbano che oggi ha bisogno di nuove visioni; valorizzare e non sprecare il suolo:
non c’è dubbio che, il consumo di suolo deve essere arginato, ma serve anche un uso intelligente dei suoli, urbanizzati e non. E, ancora, attivare la partecipazione dei cittadini al processo di pianificazione che sia concertato con spazi di confronto e di pubblico dibattito fin dalle fasi di preliminare indirizzo e progettazione del piano o del progetto: costruire, insomma, una comunità consapevole e capace di esprimere le proprie idee e necessità senza essere ideologica;recuperare, infine, la dimensione del progetto che è sempre propositiva, che lavora non per divieti o negazioni ma scegliendo la soluzione che appare come la più adeguata a risolvere il problema.

Sono questi i paradigmi della rigenerazione urbana e, di conseguenza, della tutela del paesaggio, della sostenibilità ambientale, della tutela dal rischio idrogeologico e sismico, che gli architetti italiani lanciano da Taranto come dichiarazione di responsabilità civica - un vero e proprio Manifesto - rispetto al governo del territorio.

“Vogliamo essere interlocutori privilegiati in queste tematiche non solo per la nostra competenza in materia ma anche perché ci  assumiamo la responsabilità di essere parte attiva del processo di rigenerazione”.

Per il Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e per  la Conferenza Nazionale degli Ordini  provinciali “serve, però, procedere a un necessario ed urgente sfoltimento normativo che consenta la semplificazione dei procedimenti nel quadro della semplificazione degli adempimenti e delle valutazioni. A partire da una nuova normativa Urbanistica che comprenda i principi della pianificazione, il governo delle tutele paesaggistiche, le azioni per le tutele idrogeologiche e sismiche e che governi la riduzione del consumo di suolo a vantaggio della rigenerazione della città con estrema attenzione alla salvaguardia delle attività agricole e dell’economia dello spazio rurale che va incentivato”.

Occorre insistere, quindi,  nell’obiettivo della rivisitazione del Testo Unico dell’ edilizia che affronti con determinazione questa la semplificazione con una revisione complessiva del concetto di rendita che non più legato alla trasformazione di una zona agricola in area edificabile, ma che invece deve misurarsi sulla situazione dei servizi pubblici connessi all’intervento, sulla restituzione di qualità urbana e ambientale conseguente al recupero e su quanto già prodotto dall’ambito oggetto di intervento.

Ma tutto ciò non può avvenire senza affrontare il tema del rispetto delle norme che non può prescindere dall’affrontare il fenomeno dell’abusivismo edilizio, una delle principali cause del consumo, anzi, dello spreco di suolo. L'abusivismo edilizio e, in generale, il mancato rispetto delle leggi costituiscono una problematica importante e un costo sociale rilevante per il recupero e il ripristino dei luoghi.

Taranto, 10 luglio 2015

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